Era il lontano 1 Gennaio 2007..quando a casa di una cara amica..scoprii cosa fosse un blog...
Che cosa triste, mi dissi..che cosa triste...
scrivere di me su internet...
mi pareva un pò come pubblicare sul web un diario segreto...
Non ne capivo il senso..
scrivere di altri "Pubblicamente" anzichè alzare la cornetta e rivolgersi ai diretti interessati...
mah!
Che mondo strano!
Sì, che mondo strano!
Marzo 2008.
Il prof di informatica propone di fare un percorso alternativo all'esame classico..che detto sinceramente un pò mi preoccupava...
Si, io che con la tecnologia ho grossissime difficoltà..beh con il computer non è che ho poi un bellissimo rapporto...
Tanto vale provare, mi son detta.
E sono contenta di aver agito così!!!!
..mi sono divertita!!!...ho imparato un sacco di cose nuove...mi sono dovuta ricredere sul blog..e...soprattutto ho raggiunto l'obiettivo, ho vinto la sfida:
io che avevo aperto un blog intitolandolo "Posso farcela"..beh..ce l'ho fatta:
HO VINTO LA PAURA DEL COMPUTER!!!
(per ora del mio...ma un passo per volta!)
Visualizzazione post con etichetta compito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta compito. Mostra tutti i post
lunedì 19 maggio 2008
lunedì 21 aprile 2008
I have a dream
Sono un po’ scoraggiata, forse. Sarà il periodo…la primavera. Ci sono giorni in cui mi sento fuori posto…in cui vorrei uscire dall’aula del Cubo ancora prima di esservi entrata…
Giorni in cui mi chiedo se è veramente questo che voglio: diventare medico…
Ho paura..paura di arrivare in fondo( se mai ce la farò) senza desiderio, senza entusiasmo…senza empatia.
E ho paura che lo studio e le ore di lezione anziché stimolarmi arrivino a spengermi sempre di più….
Mi piacerebbe tornare a provare meraviglia, stupore..mi piacerebbe che “il lato emotivo potesse prevalere davvero sull’educazione, piuttosto di quello squisitamente razionale basato su schemi, tabelle, lucidi e diapositive”, mi piacerebbe sentirmi affascinata dalle parole del professore a lezione e dalle materie che studio…mi piacerebbe poter dire di esserne innamorata…
Sarebbe anche mio il sogno di arrivare a sapere, saper fare e saper essere..il sogno di poter vivere il compito che mi troverò un giorno a svolgere con entusiasmo, dedizione…e soprattutto con tanto amore …
E sarebbe bello già da adesso poter vedere la “facoltà di Medicina come un tempio, dove si celebra un rito, in cui operano dei sacerdoti, assistono dei fedeli e il cui oggetto del culto è il paziente.”
Giorni in cui mi chiedo se è veramente questo che voglio: diventare medico…
Ho paura..paura di arrivare in fondo( se mai ce la farò) senza desiderio, senza entusiasmo…senza empatia.
E ho paura che lo studio e le ore di lezione anziché stimolarmi arrivino a spengermi sempre di più….
Mi piacerebbe tornare a provare meraviglia, stupore..mi piacerebbe che “il lato emotivo potesse prevalere davvero sull’educazione, piuttosto di quello squisitamente razionale basato su schemi, tabelle, lucidi e diapositive”, mi piacerebbe sentirmi affascinata dalle parole del professore a lezione e dalle materie che studio…mi piacerebbe poter dire di esserne innamorata…
Sarebbe anche mio il sogno di arrivare a sapere, saper fare e saper essere..il sogno di poter vivere il compito che mi troverò un giorno a svolgere con entusiasmo, dedizione…e soprattutto con tanto amore …
E sarebbe bello già da adesso poter vedere la “facoltà di Medicina come un tempio, dove si celebra un rito, in cui operano dei sacerdoti, assistono dei fedeli e il cui oggetto del culto è il paziente.”
martedì 8 aprile 2008
Seminario I care

8 Aprile 2008, h 10.30, Seminario I care.
Che avrà mai da dirci il professore?
Il seminario ha inizio..occhi un po’ stupiti..quale aspettativa?
Il prof apre il Seminario con un’ introduzione sul significato dell’ “I care”…con qualche informazione su don Milani…per arrivare poi a parlare di coscienza, condivisione, umiltà, conoscenza …del valore del rapporto medico/paziente…dell’attitudine allo stupore e dell’importanza del contesto in campo medico… del futuro che ci aspetta…la strada è lunga, sì, è vero, ma possiamo percorrerla insieme, condividendo il condivisibile…
Ed è questo lo spirito con cui è nata Medwiki.
Quanto però oggi la condivisione può essere limitata dal diritto di proprietà?
La parola passa alla professoressa Berlingeri. Questa definisce Medwiki immorale ed essenzialmente un covo di criminali. Sta scherzando? Ci stanno prendendo un po’ in giro? Trapela un sorriso dalla bocca della professoressa, ma continua ad andare avanti, finché un ragazzo non sale sul palco e le toglie la parola.
Chi avrebbe mai pensato ad una lezione così!..Una signora Lezione, con tanto di L maiuscola. Entrano in aula un gruppo di ragazzi vestiti da clown. Poche le parole, eppure mi hanno detto e lasciato tanto.
Il loro messaggio è arrivato!!!..La loro è stata una bellissima testimonianza..sono stati essi stessi il messaggio!
Occhi brillanti, ragazzi gioiosi, occhi felici di chi ha trovato quel qualcosa in più che dà senso al correre quotidiano…di chi ha capito che non si può stare con le mani in mano e preoccuparci soltanto di noi stessi e dei nostri problemi..di chi ha capito di avere qualcosa da condividere con gli altri, di essere capace di regalare sorrisi a chi ne ha bisogno, di guardare al malato come ad un fratello e non come ad un oggetto su cui lavorare.
Che avrà mai da dirci il professore?
Il seminario ha inizio..occhi un po’ stupiti..quale aspettativa?
Il prof apre il Seminario con un’ introduzione sul significato dell’ “I care”…con qualche informazione su don Milani…per arrivare poi a parlare di coscienza, condivisione, umiltà, conoscenza …del valore del rapporto medico/paziente…dell’attitudine allo stupore e dell’importanza del contesto in campo medico… del futuro che ci aspetta…la strada è lunga, sì, è vero, ma possiamo percorrerla insieme, condividendo il condivisibile…
Ed è questo lo spirito con cui è nata Medwiki.
Quanto però oggi la condivisione può essere limitata dal diritto di proprietà?
La parola passa alla professoressa Berlingeri. Questa definisce Medwiki immorale ed essenzialmente un covo di criminali. Sta scherzando? Ci stanno prendendo un po’ in giro? Trapela un sorriso dalla bocca della professoressa, ma continua ad andare avanti, finché un ragazzo non sale sul palco e le toglie la parola.
Chi avrebbe mai pensato ad una lezione così!..Una signora Lezione, con tanto di L maiuscola. Entrano in aula un gruppo di ragazzi vestiti da clown. Poche le parole, eppure mi hanno detto e lasciato tanto.
Il loro messaggio è arrivato!!!..La loro è stata una bellissima testimonianza..sono stati essi stessi il messaggio!
Occhi brillanti, ragazzi gioiosi, occhi felici di chi ha trovato quel qualcosa in più che dà senso al correre quotidiano…di chi ha capito che non si può stare con le mani in mano e preoccuparci soltanto di noi stessi e dei nostri problemi..di chi ha capito di avere qualcosa da condividere con gli altri, di essere capace di regalare sorrisi a chi ne ha bisogno, di guardare al malato come ad un fratello e non come ad un oggetto su cui lavorare.
lunedì 7 aprile 2008
I care o non I care?
Partecipare..beh partecipare si può partecipare in tanti modi, nonché distrattamente o peggio ancora passivamente..mentre se me ne importa, se mi sta a cuore, se me ne prendo cura..beh allora vuol dire che I care, che mi sento anche io responsabile di ciò che mi circonda, delle cose che accadono nel mondo in cui vivo. I care, aveva scritto una volta su una parete della sua scuola di Barbiana un giovane prete di campagna, I care.
E’ in questo suo motto che don Milani riassumeva le finalità educative della scuola, una scuola orientata all’acquisizione della presa di coscienza , una scuola che voleva per prima cosa essere luogo di condivisione.
Ed è’ proprio da un lavoro di gruppo, di condivisione, che nasce “Lettera a una professoressa”. Lessi questo libro qualche anno fa, su consiglio della mia insegnate di lettere. Scorrevo le pagine pensando tra me e me : “E’ acqua passata.” ..E invece più che andavo avanti e più mi rendevo conto che le cose che scrivevano, potevano in tanti casi essere trasportate, riattualizzate ai nostri giorni. Sì… noi giovani tante volte facciamo fatica a tener presente il significato di ciò che facciamo , la sua importanza, il suo valore … “il fine giusto è dedicarsi al prossimo”, scrivevano in “Lettera ad una professoressa” i giovani di Barbiana, è arrivare lontano e al tempo stesso insieme, condividendo le conoscenze di cui si dispone, per arrivare a sentirci pienamente consapevoli delle nostre responsabilità, per arrivare a capire l’importanza di avere un posto nel mondo.
E forse è questo che il professore ha cercato di trasmetterci con la preparazione di questo esame un po’ insolito, fuori dalle righe…Possiamo arrivare tutti a fare ciò che ci chiede di fare…anche se in tempi e modalità diverse…per arrivare ad acquisire una maggiore consapevolezza del nuovo mondo cibernetico in cui viviamo…e tornare a ripeterci “I care”…
E’ in questo suo motto che don Milani riassumeva le finalità educative della scuola, una scuola orientata all’acquisizione della presa di coscienza , una scuola che voleva per prima cosa essere luogo di condivisione.
Ed è’ proprio da un lavoro di gruppo, di condivisione, che nasce “Lettera a una professoressa”. Lessi questo libro qualche anno fa, su consiglio della mia insegnate di lettere. Scorrevo le pagine pensando tra me e me : “E’ acqua passata.” ..E invece più che andavo avanti e più mi rendevo conto che le cose che scrivevano, potevano in tanti casi essere trasportate, riattualizzate ai nostri giorni. Sì… noi giovani tante volte facciamo fatica a tener presente il significato di ciò che facciamo , la sua importanza, il suo valore … “il fine giusto è dedicarsi al prossimo”, scrivevano in “Lettera ad una professoressa” i giovani di Barbiana, è arrivare lontano e al tempo stesso insieme, condividendo le conoscenze di cui si dispone, per arrivare a sentirci pienamente consapevoli delle nostre responsabilità, per arrivare a capire l’importanza di avere un posto nel mondo.
E forse è questo che il professore ha cercato di trasmetterci con la preparazione di questo esame un po’ insolito, fuori dalle righe…Possiamo arrivare tutti a fare ciò che ci chiede di fare…anche se in tempi e modalità diverse…per arrivare ad acquisire una maggiore consapevolezza del nuovo mondo cibernetico in cui viviamo…e tornare a ripeterci “I care”…
Compito 3
Mio cugino ha appena avuto i risultati del monotest: ha la mononucleosi.
Mia zia mi telefona un po’ preoccupata e mi chiede se conosco i tempi di incubazione.
Non ne ho la più pallida idea. Accendo il computer, mi connetto ad internet e vado su Pubmed.
Cerco “mononucleosis”. Mi compaiono 7462 items. Mi diverto a restringere un po’ la ricerca e digito: “incubation of mononucleosis”, limits: Italian, Child 6-18 years. Risposta: No items found.
Digito nuovamente “incubation of mononucleosis” , ma questa volta senza porre alcun limite.
Sullo schermo del computer appaiono 38 items, tutti in inglese.
Con un po’ di pazienza inizio a leggere le informazioni trovate e scopro così che la mononucleosi, nella maggior parte dei casi, è causata dal virus di Epstein-Barr, che si manifesta con la comparsa di linfonodi sul collo, stato febbrile e stanchezza. Questa malattia è difficilmente diagnosticabile fin dal principio e non vi sono medicinali specifici che il malato può assumere…la cura consiste essenzialmente nel prevenire eventuali complicazioni. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17602362?ordinalpos=17&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum )
Trovo infine i tempi di incubazione: questi possono andare dalle 4 alle 7 settimane. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8710247?ordinalpos=5&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum )
In particolare il periodo di incubazione termina circa dopo 5-7 giorni dalla cessazione dei sintomi più evidenti. I tempi purtroppo sono molto poco precisi e di fatto variano sensibilmente da individuo ad individuo. Solo il tempo ci dirà se mio cugino ha contagiato il fratellino più piccolo…Speriamo di no!
Mia zia mi telefona un po’ preoccupata e mi chiede se conosco i tempi di incubazione.
Non ne ho la più pallida idea. Accendo il computer, mi connetto ad internet e vado su Pubmed.
Cerco “mononucleosis”. Mi compaiono 7462 items. Mi diverto a restringere un po’ la ricerca e digito: “incubation of mononucleosis”, limits: Italian, Child 6-18 years. Risposta: No items found.
Digito nuovamente “incubation of mononucleosis” , ma questa volta senza porre alcun limite.
Sullo schermo del computer appaiono 38 items, tutti in inglese.
Con un po’ di pazienza inizio a leggere le informazioni trovate e scopro così che la mononucleosi, nella maggior parte dei casi, è causata dal virus di Epstein-Barr, che si manifesta con la comparsa di linfonodi sul collo, stato febbrile e stanchezza. Questa malattia è difficilmente diagnosticabile fin dal principio e non vi sono medicinali specifici che il malato può assumere…la cura consiste essenzialmente nel prevenire eventuali complicazioni. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17602362?ordinalpos=17&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum )
Trovo infine i tempi di incubazione: questi possono andare dalle 4 alle 7 settimane. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8710247?ordinalpos=5&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum )
In particolare il periodo di incubazione termina circa dopo 5-7 giorni dalla cessazione dei sintomi più evidenti. I tempi purtroppo sono molto poco precisi e di fatto variano sensibilmente da individuo ad individuo. Solo il tempo ci dirà se mio cugino ha contagiato il fratellino più piccolo…Speriamo di no!
lunedì 17 marzo 2008
Compito 1. La cyberphobia esiste davvero: ora ne ho le prove

Nell’era tecnologica dell’uomo cibernetico nasce una nuova malattia: la cyberphobia , ovvero una forma di ansia, panico, sconforto nei confronti del computer, che affligge sia mentalmente che fisicamente e che è strettamente collegata al tecnhostress, "Un disagio moderno causato dall'incapacità di coabitare con le nuove tecnologie del computer" (termine coniato dallo psicologo Craig Brod nel 1984).
Studi condotti da Larry Rosen e Michelle Weil, Università della California, rilevano due categorie di tecnofobici:
-i tecnofobici cognitivi, che credono di non essere in grado di utilizzare il computer,
- i tecnofobici ansiosi, che accusano sintomi di ansia, come mal di testa, nausea e sudorazione, ogni volta che si trovano a doversi confrontare con una tecnologia.
Mettendosi davanti allo schermo nero del computer, i cyberphobici, hanno l’impressione di trovarsi dinanzi ad una mente aliena, ad un qualcosa di inquietante e misterioso, ad un qualcosa che non riescono a capire, a misurare e che temono possa sfuggire al loro controllo.
Gli esperti credono che la cyberphobia possa essere facilmente combattuta: è sufficiente aumentare la pratica, prendere confidenza con la macchina e soprattutto convincersi che il computer, nel peggiore dei casi, non eseguirà i comandi, sì, ma non esploderà.
Parole: 199
Studi condotti da Larry Rosen e Michelle Weil, Università della California, rilevano due categorie di tecnofobici:
-i tecnofobici cognitivi, che credono di non essere in grado di utilizzare il computer,
- i tecnofobici ansiosi, che accusano sintomi di ansia, come mal di testa, nausea e sudorazione, ogni volta che si trovano a doversi confrontare con una tecnologia.
Mettendosi davanti allo schermo nero del computer, i cyberphobici, hanno l’impressione di trovarsi dinanzi ad una mente aliena, ad un qualcosa di inquietante e misterioso, ad un qualcosa che non riescono a capire, a misurare e che temono possa sfuggire al loro controllo.
Gli esperti credono che la cyberphobia possa essere facilmente combattuta: è sufficiente aumentare la pratica, prendere confidenza con la macchina e soprattutto convincersi che il computer, nel peggiore dei casi, non eseguirà i comandi, sì, ma non esploderà.
Parole: 199
Per ulteriori info:
http://www.technostress.com/
http://www.mclink.it/personal/MC8216/arianna/tecnofob.htm
http://www.mediamente.rai.it/articoli/20011106b.asp
http://www.mclink.it/personal/MC8216/
http://www.euro2001.com/tecnostress/index.htm
http://www.mclink.it/personal/MC8216/arianna/tecnofob.htm
http://www.mediamente.rai.it/articoli/20011106b.asp
http://www.mclink.it/personal/MC8216/
http://www.euro2001.com/tecnostress/index.htm
Iscriviti a:
Post (Atom)
